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Zingarando nell’Est degli Stati Uniti

Zingarando nell’Est degli Stati Uniti

Cronache di un viaggio americano.
Il primo impatto significativo con  gli States  è all’inizio della Pensylvannia Avenue, il grande  ed elegante viale alberato che passa davanti alla Casa Bianca a Washington. Quando arriviamo ad attenderci c’e’ un gruppetto di musicisti di colore che intona la canzone forse più famosa di Louis Armstrong  “When the saints go marching in” mentre poco più avanti agenti  armati   con l’aria molto severa e con la scritta “Secret Service” sulla divisa presidiano la residenza del presidente. E’ un aspetto dell’America di oggi contrassegnata da violenti episodi di violenza razziale che influiscono ulteriormente sulla crisi che attraversa anche il nuovo continente alla ricerca di una rinnovata stabilità. Però e’ anche la rappresentazione di un aspetto folcloristico e allegro in una nazione ottimista , dove sono nati il jazz e il blues e dove la presenza degli afroamericani  e degli ispanici  (intesa anche come forza lavoro) è significativa.

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Anche la scritta “Secret service” è alquanto singolare visto che gli agenti hanno un volto e un nome. Ma così è in America e per raccontare il  nostro viaggio negli  stati dell’East Coast gli spunti  sono più di uno. A cominciare proprio dalla band di musicisti di colore.  C’è molta suggestione ad arrivare nel nuovo continente.  A chi – come il sottoscritto – piace questo Paese e ne è incuriosito dalla sua storia e dal suo fascino arrivare a New York  mette , nonostante i molti viaggi alle spalle, un po’ in ansia e per giunta da solo.  Il pensiero corre alle possibili difficoltà negli spostamenti specie se l’inglese si parla in modo approssimativo.  New York è  infatti città, a prima vista, “marziana” molto diversa  da altre famose. E poi quando non si è mai stati ci si immagina  chissà cosa. Tale è la suggestione, infatti,  che l’aereo quando inizia la manovra di atterraggio all’aeroporto di Newark i grattacieli di Manhattan compaiono dal finestrino sul lato sinistro. Sembra quasi un cartone animato vedere dall’alto questi altissimi edifici di cui fece sinistra rèclame anche l’attentato alle Torri Gemelle di 15 anni fa. Raccontare cosa c’è a New York è ripetere  cose già dette e scritte talmente sono note è lavoro inutile, certamente alle 5 del mattino veder transitare un’ enorme camion con il caratteristico musone nella centralissima 42.ma Street è una cosa insolita come è insolito che i taxisti non conoscano bene – a meno ci speculino sopra per farsi pagare di più-  i percorsi per arrivare in una determinata località di Manhattan se non ci spiega bene o che, quanto fa molto caldo, dall’esterno entrare in un qualsiasi locale si passa da 37 gradi a 16 rischiando di beccarsi una polmonite. O, ancora, vedere un grosso  Suv trasportare una casa mobile, e sì perche agli americani piace spostarsi.

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L’America è un paese giovane e tiene molto alla propria  storia che sbandiera un po’ dovunque , come spiega Gabriel Bianchi Wood che accompagna il gruppo dei turisti della “Utat Viaggi”. Innanzitutto quella dei Padri fondatori che all’inizio del ‘600 sbarcarono dalla “Mayflower” a  Cape Codd in Massachusets e da quelli parti nacque poi Boston. Questa città ha molto del passato, c’è rispetto  per i primi europei che arrivarono da queste parti e la maggior parte sono sepolti nel  piccolo cimitero ad essi dedicato. Gli americani – come noto – hanno una visione quasi religiosa del loro passato ( e presente) e di come abbiano costruito a colpi di accetta e di Winchester (ricordiamo lo sterminio dei pellerossa motivato però, ufficialmente, dal fatto che bisognava eliminare i pagani secondo la tradizione puritana) una realtà così grande. Da Boston, dove tra l’altro, ebbe inizio la rivoluzione contro gli inglesi con la rivolta del thè nel 1773, in direzione del  Canada e’ un susseguirsi lussureggiante di boschi e prati  e di piccole case in legno con il classico  giardinetto e recinzione di color bianco.  Ogni tanto transitano la macchina dello sceriffo di una determinata contea e poi  i super Trunks, i camion che sono uno degli elementi caratteristici delle Highway   e rappresentano  un’icona classica  dell’American Way of life.

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Dopo molte ore di viaggio si passa il confine nei pressi di Niagara e chi vuole può  imbarcarsi sui traghetti  che si avvicinano alle cascate del Niagara, stupenda creazione della natura. Sconsigliato andare negli States in estate, fa troppo caldo e infatti l’unica oasi  di relativo fresco incontriamo proprio a Niagara e nella capitale Toronto. Si ridiscende verso sud percorrendo le strade statali con un’alternarsi di verdi pianure e colline  tutta   la Pensylvannia e  anche qui non sono poche le testimonianze della vita passata delle tribu’ pellerossa. Da queste parti avvennero le guerre indiane a metà del ‘700 tra francesi e inglesi  i quali coinvolsero anche gli indiani  corrompendoli con l’alcol e le armi. Fu l’inizio della loro fine. Più avanti   interessante da visitare è il parco di Gettysburg intitolato alla celebre battaglia tra l’esercito nordista del generale Grant e quello sudista del generale Lee. Su un’area di 30 ettari è un disseminarsi di cannoni, residui di altre armi  e monumenti che ricordano l’evento. Su tutti sovrastano il Lincoln Memorial e quello dedicato alla battaglia. La strada del ritorno verso New York continua toccando Baltimora-   nota anche per le ricerche scientifiche in campo medico che hanno aumentato, insieme alla tecnologia e all’informatica,  l’impatto sul resto del mondo del soft power americano – e Philadelphia.   Hanno molto di europeo come del resto ce l’ha la stessa Washington, città vivibili e “patriottiche” perché ad ogni angolo si vede sventolare la bandiera stelle e strisce . Tornando a Philadelphia  il museo  in centro città è intitolato alla dichiarazione di Indipendenza  nel 1776 delle  13 colonie americane. Anche allo storico ristorante “City Tavern” dove si mangia decisamente meglio che nei self service all’interno dei supermercati facciamo un altro assaggio di storia. Nelle sale del locale nel 1773 avvenne un’importante riunione di patrioti che diedero il via alla richiesta d’indipendenza dall’Inghilterra. E’ una full immersion nel passato con i camerieri vestiti con abiti dell’epoca e  al tavola viene servita anche un’ottima birra che, guarda caso, si chiama “Washington” dal nome del primo presidente. Prosit.

LUCIANO SCARZELLO   – giornalista.

www.lucianoscarzello.org