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La Cina è tutto e niente, è giorno e notte, è yin e yang. E proprio per tutti questi motivi – e molti altri ancora – ho scelto di affidarmi all’esperienza di UTAT per vivere al meglio le mie prime vacanze in Cina. Sono partita alla volta del Panda Tour per regalarmi la possibilità di esplorare la Cina più autentica, lontana dal caos di Shangai e Pechino, ma immersa in antiche tradizioni e nuovi stimoli.

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“Big Little Lies” è un’acclamatissima e premiatissima serie TV americana. Oltre al cast d’eccezione, Meryl Streep e Nicole Kidman interpretano 2 dei personaggi principali, protagonista di primo piano è l’ambientazione: il mondo di Monterey, sulla costa della California, a circa 2 ore di auto a sud di San Francisco.

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I consigli di Utat Blog per la scelta di un viaggio Stati Uniti

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India: Diario di viaggio
8 Novembre2018

India – Diario di viaggio tour Triangolo d’Oro (Delhi, Agra e Jaipur) e Mandawa

E’ sempre un piacere condividere con agenzie di viaggi appassionate e motivate, la conoscenza di una nuova destinazione, dalla quale partire per costruire progetti insieme. E’ con questo spirito che ho accompagnato una quindicina di agenti super selezionati a visitare il Nord dell’India, dal 10 al 17 Settembre 2018.

Tornavo in India dopo 30 anni, quindi anche la mia curiosità era tanta; molto è successo nel frattempo a me… e all’India.

Sono partita con maggiore consapevolezza: India è un Paese che incanta con la sua bellezza e la sua diversità, con i suoi colori e con la sua cultura; oggi anche con la sua modernità, e che abbraccia con un calore profondo, interiore, che la rende sempre una esperienza che va ben oltre il viaggio, una esperienza di crescita.

Il programma prevedeva il classico Triangolo d’Oro (quindi Delhi/Agra/Jaipur), con l’aggiunta di Mandawa, antico punto di sosta lungo le rotte carovaniere che portavano in Estremo Oriente.

Delhi, sede del governo della più grande democrazia liberale al mondo, copre un’area metropolitana che è la seconda più grande dell’India ed è considerata una delle capitali più belle al mondo. E’ divisa storicamente ed urbanisticamente in due parti assai diverse fra loro: la città vecchia, con viette molto trafficate ed edifici aggrappati gli uni agli altri, edificata dai Moghul alla confluenza di importanti vie carovaniere che collegavano l’India nord-occidentale alle pianure del Gange; dall’altra i quartieri moderni, progettati da Sir Edwin Lutyens all’inizio del XX secolo, che pianificò un’imponente area amministrativa centrale destinandola alle pretese imperiali britanniche.

Old Delhi

Old Delhi

Le visita è cominciata con il tempio sikh di Gurudwara Bangla Sahib, con le sue inconfondibili cupole dorate. L’esperienza più emozionate è stata visitarne il “Langar”, cioè la cucina, dove ogni giorno volontari di ogni credo aiutano a preparare migliaia di pasti gratuiti che vengono distribuiti a chi si presenta la sera, indipendentemente dalla religione, dalla casta, dal colore, dalla razza, etc.

Il principio di uguaglianza e l’obbligo di compassione verso gli altri infatti trascendono il concetto di religione e sono qui considerati concetti trasversali.

India - Tempio Sikh

Tempio sikh di Gurudwara Bangla Sahib

La visita di Delhi non può considerarsi completa senza aver visto la moschea più grande dell’India Jama Masjid, e il Forte Rosso, simbolo iconico di Delhi.

Forte Rosso di Delhi

Forte Rosso di Delhi

Molti non sanno che, oltre a visitare il memoriale dedicato al Mahatma Gandhi (che resta solo un simbolo perché le sue ceneri sono state gettate nel Gange), è possibile e, certamente assai più interessante, visitare la casa dove ha trascorso i suoi ultimi anni di vita e dove è stato ucciso.
All’interno della casa, una piccola casa coloniale bianca, linda, spartana e circondata da un bellissimo giardino, è possibile vedere il letto in legno rigido dove riposava, il telaio che utilizzava per rilassarsi e l’angolo dove si ritirava a meditare… un’esperienza unica.

Casa di Gandhi a Delhi Casa di Gandhi a Delhi Casa di Gandhi a Delhi

Se la Delhi Nuova è tutto un fiorire di grattacieli e domotica, la vecchia Delhi (Old Delhi) è ancora un groviglio di viuzze, botteghe, e fili elettrici che pendono dai cornicioni lungo i quali si appendono vivaci e dispettose scimmiette.

Qui è meglio optare per un “tuc-tuc”…

Old Delhi

Old Delhi

Lasciata Delhi, ci siamo diretti verso Agra,  località tipicamente associata al periodo Moghul, gli imperatori furono famosi per lo sfarzo della loro corte imperiale, e per lo splendore delle loro capitali. E’ qui che si trova il Taj Mahal.

L’imperatore moghul Shah Jahan cominciò l’opera di costruzione nel 1631, in memoria della moglie Mumtaz Mahal, che morì prematuramente dopo la nascita del loro quattordicesimo figlio. Decorato con calligrafie e bellissimi intagli, è stato descritto come la più stravagante opera d’amore mai costruita, basti pensare che servirono 20.000 artigiani e 22 anni per completarla. Sia che lo si guardi nella luce eterea della luna piena o nella luce rosata dell’alba, o riflesso delle fontane del bellissimo giardino, il Taj Mahal è sempre uno spettacolo che incanta.

Noi ci siamo svegliati alle 4:30 e nel buio pesto, ci siamo recati al Taj Mahal per attendere l’alba. E’ stata un’esperienza molto emozionante e abbiamo potuto evitare l’afflusso delle molte persone che si succedono appena è piena mattina. I colori del cielo, che si rifletteva sugli specchi d’acqua antistanti, insieme all’immagine bianca ed eterea di questo bellissimo monumento, è valsa la sveglia super mattutina!

Agra, Taj Mahal

Agra, Taj Mahal

Agra, Taj Mahal

Agra, Taj Mahal

Agra, Taj Mahal

Agra, Taj Mahal

Dopo aver fatto una sosta al Forte di Agra, roccaforte dell’impero Mogul, abbiamo proseguito il nostro percorso con una sosta a Fatehpur Sikri, la “Città Abbandonata”, in arenaria rossa –  costruita dal grande imperatore Moghul Akbar come sua capitale nel XVI secolo.  E ‘stata abbandonata subito dopo la sua costruzione, quando i pozzi si sono seccati. Ancora oggi è quasi nelle stesse condizioni di oltre 300 anni fa.

In serata siamo arrivati a Jaipur, giusto in tempo per assistere alla cerimonia della preghiera serale (Aarti) in un tempio hindù.

Jaipur - Tempio Indu

Jaipur – Tempio Hindù

Jaipur, con la sua parte vecchia dipinta di rosa tanto da valerle il soprannome di “Città Rosa”, è forse la città dell’India che più colpisce il visitatore: grandissima è la sua ricchezza storica, architettonica, culturale e, ancor più grande, è la sua bellezza e la bellezza della sua gente.

Jaipur

La nostra giornata a Jaipur è partita con la visita del Fort Amber, al quale si accede dopo un breve percorso sul dorso di un elefante. Costruito nel 1952, il forte è solenne ed austero, e domina la vallata. Gli interni sono fastosi, eleganti, raffinati, con ambio utilizzo di specchi .

Jaipur - Forte Amber Jaipur - Forte Amber Jaipur - Forte Amber

Jaipur è anche sede del più grande orologio solare del mondo fatto in pietra, visionabile presso l’Osservatorio Astronomico di Jantar Mantar in centro città. Già gli antichi testi in sanscrito-indù conoscevano le basi della scienza che ora noi chiamiamo “astronomia”.

FOTO
Dopo una divertente passeggiata nei vicoli della vecchia Jaipur e nel suo quartiere mussulmano in particolare, si resta storditi ed ammaliati, e sarà difficile resistere ad entrare in una delle molte botteghe che vendono stupendi tessuti dai bellissimi colori.

Jaipur Bottega
Mi è piaciuta particolarmente l’esperienza della lezione di cucina indiana che abbiamo potuto fare in una casa privata, dove una bella ed elegante signora indiana ci ha accolto nel suo guardino e nel suo salotto, ed abbiamo imparato a cucinare alcune pietanze tipiche che poi abbiamo gustato! Grande soddisfazione per il pane “NAN” che abbiamo portato in tavola ancora caldo, e ha accompagnato i curry, gli spezzatini e le fantastiche melanzane stufate di formato mignon.

jaipur-lezione-cucina jaipur-lezione-cucina-1

Appena fuori Jaipur ho visitato un albergo meraviglioso, il Samode Palace. Luogo esclusivo e discreto, splendido esempio di architettura indo-saracena regale; la struttura è immersa nel verde e nella tranquillità su un piccolo promontorio… è un luogo magico che ha ospitato reali, vip, artisti e viaggiatori esigenti.

Colpisce il contrasto fra il rumore e la vivacità incessante di Jaipur e l’assoluta tranquillità di questo “retreat” (buen retiro), dove si è coccolati come dei re e dove si dorme in camere che sembrano ale o alcove di palazzi imperiali.

Samode Palace

Samode Palace

Samode Palace

Samode Palace

Samode Palace

Samode Palace

La nostra ultima tappa è stata a Mandawa, antico punto di sosta fortificato sulla via delle rotte carovaniere tra Vicino ed Estremo Oriente. Qui il villaggio è formato da antichi “Haveli”, cioè le abitazioni affrescate un tempo utilizzate dai ricchi commercianti, dei piccoli palazzi dipinti ed istoriati, alcuni dei quali ora trasformati in alberghi.

Mandawa Mandawa

A Mandawa tutto è all’insegna dell’autenticità: la mia passeggiata serale nelle viuzze buie come la notte lungo le quali riposavano alcune mucche, fino al rientro al mio hotel, il Castle Mandawa, che sembrava un piccolo presepe illuminato da mille lucine, è uno dei miei ricordi più cari di questo meraviglioso viaggio.

Mandawa Mandawa

L’India è un viaggio che ti porta ad andare oltre… oltre a ciò che vedi e oltre a ciò che ti spiegano, ti lascia qualcosa che ti porti dentro a lungo anche dopo, forse per sempre.

La nostra guida ci ha spiegato che già da bambini a loro viene insegnato a vivere nel presente, perché il passato è già andato e il futuro non potrà essere buono se non ci si concentra sul presente.

Nel frattempo, ognuno di loro, ricco o povero che sia, cresce sapendo che dovrà iniziare e finire la sua giornata facendo una buona azione, anche piccola, fosse anche solo dare un pezzo di pane ad un cane randagio.

Questo è il segreto dell’India: la sua gente e la pace interiore che emanano.

viaggio in India

Arianna Pradella

Direttore Commerciale Utat Viggi

Scopri e vivi anche tu la magia di questo affascinante Paese con i nostri tour guidati in India di Utat Viaggi

Leggi anche: Cultura Indiana: i tessuti, i gioielli e le tradizioni – I Must-Have di un Viaggio in India

 

 

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Un viaggio in India permette di conoscere una terra lontana misteriosa ed affascinante. Religione, spiritualità, arte, monumenti finemente decorati, storie millenarie, cucina locale…scopri i must legati ad un viaggio in India.

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Un viaggio nella cultura dei dolci giapponesi

Pensate che sia facile districarsi fra le migliaia di piccoli e misconosciuti esercizi o rinomati luoghi d’incontro che Tokyo vi offre per gustare un gelato o uno dei dolci giapponesi più tipici?

A Tokyo sono sorti o “risorti” i più tipici cafè che offrono dolci giapponesi o per meglio dire “Wagashi” … Wa sweet.

Kashi (dolci), nel Giappone tradizionale era riferito alla frutta o alle noci. Ma da quando la Cina iniziò a commercializzare lo zucchero, lo stesso divenne ingrediente d’uso comune in Giappone, così come il tè entrato nel Paese nel IX sec., da uso esclusivo della classe religiosa, passò poi ad essere bevanda di uso quotidiano.

Dolci giapponesi

 I dolci giapponesi, Wa sweet, si dividono a seconda dell’umidità contenuta nel dolce stesso: Namagashi contiene più del 30% di umidità e sono dolci a vapore, dolci cotti in padella o al forno, dolci fritti; sono spesso molto soffici e delicati e a seconda della stagione, in forme elaborate e colorate che riflettono piante e fiori; Han namagashi con un contenuto di umidità fra il 10% e il 30% ed anche loro dolci cotti in padella o al forno; Higashi con meno del 10% di umidità e sono al forno o caramellati.

Dolci giapponesi

Il processo per la produzione dei dolci giapponesi è piuttosto lungo e normalmente viene dato loro un nome specifico da una poesia, un evento storico o un paesaggio naturale. Sono famosi per la loro delicatezza e differenti forme che riflettono la semplice complessità della cultura giapponese. Sono famosi come regali durante le visite ad ospiti importanti e sia i gusti sia le forme differiscono a seconda delle località dove vengono prodotte. Secondo la credenza giapponese le caratteristiche artistiche dei dolci giapponesi rappresentano sia il “senso” della stagione in cui vengono prodotti sia l’umiltà della cultura giapponese.

Dolci giapponesi

 

Facendo un giro fra le postazioni più trendy di Tokyo che producono dolci giapponesi , possiamo trovare:

  • Una gelateria nella zona di Nakano – gelato super soffice a 8 strati con 8 gusti e pochissimo zucchero: sarete sorpresi nel riuscire a finirlo velocemente
  • Un caffetteria nella zona di Yoyogi Park, con vista proprio sul parco ed offre pancake al tofu al quale poter aggiungere diversi gusti alla frutta
  • Caramelle e non solo-una piramide di zucchero filato a strati sino a 5 colori che altro non sono i gusti di cui sono composti, quali limone, fragola, cedro, etc. Lo staff ve lo prepara proprio in fronte.  Dove? Ad Harajuku
  • Nel caffè Cocoocen si possono gustare le famose fette biscottate che sono la specialità della casa e non può mancare il famoso hojicha parfeit fatto con hojiche (foglie di tè arrostite), gelato e altro a piacere. Tutto questo al 3° piano della fabbrica di Quolofune a Jiyugaoka
  • Kyo-matcha-una fonduta di cioccolato fatto di matcha (polvere di tè verde) di Uji a Kyoto e cioccolato bianco. 4 gusti, quali fragola, shiramata (farina di riso) e yomogi-fu (erba della famiglia delle artemisie) e torta fatta in casa e poi ritentante intingendo di nuovo in cioccolato fuso o gelato alla vaniglia
  • Kuro Cho-tokano-Gelato al sapore di sesamo… proprio come se si mangiasse la pasta di sesamo.  Anche qui varietà fra sesamo scuro e sesamo bianco.
  • Rakugan-dolce di zucchero e polvere di riso pressati alla quale va aggiunta una specie di muffa, mischiati con erbe o frutta e modellati con amido. L’aspetto finale è spesso curioso e la selezione degli ingredienti va dal rosmarino, all’ibisco, alla camomilla, fragola e altri.
  • Natto-kinako-gremolata di ghiaccio, ossia l’equivalente della nostra granita siciliana o….quasi. L’apparenza e il gusto è del kanako (polvere di germogli di soia arrosto) e l’odore e la consistenza sono natto (semi fermentati), che aumenta con l’aggiunta di kuro-mitsu (melone nero): in questo caso si possono trovare dei filamenti fra i semi.
  • Matcha gelato-vicino alla Stazione di Asakusa, questa gelateria è famosa per il suo gelato al ricco gusto di matcha (polvere di tè verde fermentato). Ben 7 stadi di densità: dall’1 al 7 dove 7 significa gustare l’amaro intenso che tanto delizia gli amanti del matcha
  • Toraya-Tokyo-concept shop di Toraya con oltre 500 anni di storia. Solo qui si possono assaggiare tre gusti unici di gelatina di pasta di semi: Yoro no Ume è una fonduta di fagioli rossi e cacao con poire caramel yokan (pasta gelatinosa di fagioli rossi, pere caramellate). È il dolce unico e più famoso di Toraya (nb: è anche a Parigi da più di vent’anni)
  • Dora-yaki-proprio in una laterale di Higoshi-Ginza, questo negozio di dolci offre le sue specialità da più di 100 anni. Il suo pezzo forte è un’inusuale dora-yaki; la pasta di semi è messa su uno strato di pan di spagna e viene venduta appena confezionato.
  • Tokiba Shironeri-è una kuzukan (dolce) al gusto di matcha fatto con kudzu (leguminosa si dice dalle proprietà disintossicanti e proprie della Cina e del Giappone), crema di formaggio e gelatina giapponese. È uno dei dolci dove l’amaro del matcha ben si combina con il pungente e al tempo stesso dolce sapore della crema di formaggio. Viene confezionato in kiri-bako (tradizionali scatole in legno) e legati con Sanada-himo (lacci semplici). È perfetto per un regalo. Ovviamente questa delizia è presente in uno dei negozi più famosi di Ginza Stn.

Dolci giapponesi

 

Dolci giapponesi

Ma durante questo “dolce girovagare” non dimenticatevi il tè tradizionale verde, matcha, fatto di foglie di tè essicate secondo un preciso processo e poi ridotte in polvere. Viene usato durante la cerimonia del tè e per insaporire i cibi. Ad alto contenuto nutrizionale, contiene antiossidanti, aminoacidi, fibre, clorofilla e…vitamine.

Cogli l’occasione di gustare i dolci giapponesi e vivere l’affascinate esperienza della cerimonia del té con i viaggi in Giappone di Utat Viaggi!

Leggi anche: Le case da té e la cucina del Sichuan, Cina – Cucina americana: Comfort Food del SudBubba Gump New York: il ristorante ispirato dal film Forrest Gump

 

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Gli Amish sono una comunità tutta da scoprire. Semplicità, assenza di tecnologie, fattorie e colture biologiche, carri trainati da cavalli, abiti fatti a mano: tutto questo caratterizza gli Amish, una comunità che puoi conoscere con i tour Utat Viaggi negli Stati Uniti D’America con sosta nella cittadina di Lancaster.

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Cappello Panama: due parole fortemente legate. Oggetto di culto, simbolo di un Paese e di un popolo: tradizione millenaria, dagli aborigeni fino ai giorni nostri. Scopri la storia di questo cappello con i tour Utat Viaggi, tra Panama, Ecuador e Colombia.

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Cultura indiana: tradizioni millenarie, arte del ricamo e dell’intaglio, ceramica modellata, abiti colorati, spiritualità che si mostra in tutte le sue sfaccettature…questa è l’India che puoi scoprire con i tour organizzati di Utat Viaggi.

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Sausalito è una cittadina nei dintorni di San Francisco: un luogo magico, lontano dal caos metropolitano, dove l’acqua è l’elemento dominante. Sport, relax, luogo di villeggiatura e residenza di lusso…scoprila con i tour Utat Viaggi, nel West degli Stati Uniti.

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Devil’s Tower…Incontri ravvicinati del terzo tipo!

Devil’s Tower è un luogo magico e di mistero del Wyoming, suggestivo per… incontri ravvicinati del terzo tipo. Ha infatti stregato anche Steven Spielberg  che nel suo film Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo del 1977 ha scelto proprio questo luogo come punto di incontro fra i terrestri e gli alieni. E’ infatti il luogo dove gli alieni decidono di far atterrare la loro astronave per avviare il contatto con gli umani che, si ricorderà avviene tramite la ripetizione di alcune note musicali che fungono da linguaggio universale.  Ancora oggi, ogni sera d’estate, all’ingresso del parco viene proiettato gratuitamente il film, e si crea così uno strano effetto ottico per cui da una parte si vede Devil’s Tower sullo schermo e dall’altra la si vede dal vivo.

Devil's Tower

Incontri ravvicinati del terzo tipo

 

Ma come è nato questo strano rilievo roccioso che porta il nome di Torre del Diavolo ?

Formato da centinaia di pilastri di basalto, si tratta di un picco sacro per gli indiani nativi di  Lakota, Cheyenne e Kiowa, e il suo nome originale era Mato Tipila, che significa Torre dell’orso.

Il nome attuale si deve al colonnello Dodge, che in una spedizione del 1875 interpretò il nome indigeno come Bad God’s Tower e iniziò a chiamarla Torre del diavolo.

Molte sono le leggende che ruotano attorno a Devil’s Tower e alla sua formazione, la più amata narra che il picco sia abitato dal Grande spirito che salvò sette bambine minacciate da un orso mentre raccoglievano dei fiori. E che i solchi sui lati del monte sarebbero proprio le incisioni degli artigli dell’orso fatte nel tentativo di arrampicarsi.

Per i geologi si tratta invece di roccia lavica, «sparata» dalla violenta eruzione di un vulcano. I geologi contemporanei concordano sul fatto che la sua roccia sia stata formata dal magma, ma non sanno esattamente come questo processo sia avvenuto. Un mistero geologico antico oltre cento milioni di anni, che ha contribuito al mistero e alla magia di Devil’s Tower.

Non perdere l’occasione di vedere con i tuoi occhi questo luogo cosi suggestivo ed ascoltare nel silenzio la leggenda che ha da raccontarti.

Vivi Devil’s Tower con il viaggio negli Stati Uniti di Utat Viaggi:

Cow Boys and Indians – Tour Escorted con Partenze Garantite con guida parlante italiano

Yellowstone e le Montagne Rocciose – Self Drive

Montana e Wyoming – Self Drive

Montana North ed South Dakota Wyoming – Self Drive

 

 

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Cappadocia

Cappadocia

e i Camini delle Fate

25 Luglio2014

Credo che una foto sia il modo migliore per iniziare a parlarvi della Cappadocia, perché spiegare a parole questo spettacolo della natura e l’emozione che si prova trovandocisi di fronte è davvero molto difficile.

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