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Utat Viaggi – i ricordi di una delle prime accompagnatrici

Utat Viaggi – i ricordi di una delle prime accompagnatrici

Utat Viaggi – i miei ricordi

Testimonianza storica della Utat scritta da una delle prime accompagnatrici che ricorda la sua collaborazione.

Quando nel 1957 sono stata assunta come impiegata nel “Ufficio Turistico Adriatico Trieste” – UTAT – nella Città c’era solo un altro ufficio viaggi (Ufficio Centrale Viaggi – UCV) a cui si appoggiava la Compagnia Italiana Turismo (CIT).

L’UTAT, fondato a Trieste nel 1934, aveva la sua prima sede al numero 4 di via Imbriani e una succursale nella Galleria Protti.

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Proprietario era il barone Aldo de Albori, persona discreta e stimata. La sua famiglia ebbe un ruolo di rilievo nell’imprenditoria triestina del periodo asburgico; il nonno realizzò la linea ferroviaria per Sarajevo, mentre il padre era un alto ufficiale medico imperial-regio e partecipò al Comitato di salute pubblica alla fine della Prima guerra mondiale.

La Sede era abilitata per il servizio di biglietteria aerea e ferroviaria. Avevamo poi la possibilità di prenotare i soggiorni, viaggi turistici e documenti (passaporti e documentazione vari). Contavamo molti clienti fedeli che chiedevano di programmare i viaggi che desideravano per affari o ferie in tutta Europa, per mezzo di nave, aereo e treno con prenotazione dell’albergo. Tanti ringraziavano al rientro, portandoci qualche pensiero o souvenir dal viaggio.

Si lavorava in un clima di grande competenza e fiducia con il cliente.

Capitava che il proprietario organizzava per gratitudine viaggi o cene per tutto il personale.

Un ulteriore servizio domenicale e molto impegnativo era la biglietteria dello Stadio Comunale “Giuseppe (Pino) Grezar” negli anni in cui la Squadra Triestina partecipava nel campionato italiano di calcio serie A. Ricordo ore di sbigliettamento continuo anche per sei sportelli.

L’UTAT ebbe in concessione dall’immediato dopoguerra, quando Trieste era retta dal Governo Militare Alleato (Zona A del Territorio Libero di Trieste), la Stazione Corriere di Largo Barriera Vecchia, molto frequentata per la presenza delle linee in servizio verso l’Altipiano carsico e in collegamento con la Zona B e gli altri territori dell’Istria e Fiume, già amministrati dalla Jugoslavia.

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Pur in un periodo di grande evoluzione, come la crescente motorizzazione di massa, era ancora molto diffuso il pendolarismo di persone, spesso donne anziane, che quotidianamente usavano le corriere per portare in vendita a Trieste generi alimentari dall’entroterra e comperare i beni di necessità irreperibili oltre il confine. Molte di loro non usavano l’orologio e immancabilmente chiedevano spazientite l’ora della partenza; ma anche quando mancavano pochissimi minuti e rischiavano di perdere la corriera, esclamavano: -“… e no parti prima?!”- allora si invitava a correre per evitare il peggio!

A seguito del passaggio all’amministrazione italiana (1954), nello scenario della Guerra fredda, il territorio aveva un elevato numero di militari di leva e questi, richiedendo i biglietti per la licenza, spesso non erano in grado di indicare la Stazione ferroviaria più vicina alla loro località d’origine. Si utilizzava quindi un enorme atlante che indicava le distanze tra tutte le località d’Italia e le più vicine stazioni ferroviarie. In un altro caso preparai un complesso orario ferroviario richiesto per Barcellona, scoprendo alla fine che la destinazione non era in Spagna, bensì Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.

Nel 1971 il Barone de Albori ha lasciato la dirigenza e dopo alcuni passaggi l’attività dell’UTAT nelle citate sedi fu portata avanti dai figli del direttore Giorgio Cividin.

Nella Stazione Corriere conobbi mio marito Giovanni Potocco. Mi sono licenziata nel 1971 per maternità. Ho tuttora un bel ricordo di quei anni di intensa attività.

 

Bruna Cavallini

Trieste, 5 maggio 2018

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